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Categoria: esperimenti | Scoperte scientifiche »
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Anche se i fisici del Cern non prevedono nessun rischio nell'esperimento (ne ha parlato anche Scienza e salute), i più pessimisti vedono invece scenari inquietanti sul futuro del pianeta, perchè temono che la macchina di Ginevra, che verrà azionata domani (anche se inizialmente l'esperimento verrà condotto con un funzionamento a bassa potenza del circuito, sebbene gli scienziati siano ansiosi di mandare in frantumi gli atomi a piena potenza entro la fine del mese), potrebbe generare buchi neri capaci d'inghiottire la Terra e i suoi abitanti nel giro di 50 anni. Si aggiunga pure che la legge di Hawking, grande esperto in materia, non è stata mai verificata, e anche questo fa accrescere di molto il timore.

Il Lhc (large hadron collider), cioè l'acceleratore di particelle più grande al mondo (se n'era parlato su John Titor e i buchi neri), il più colossale manufatto mai costruito dall'uomo, si comporterà come una specie di hula-hop di 27 chilometri di diametro, al cui interno dell'anello verranno fatti scontrare protoni ad una tale energia da generare, ad ogni collisione, dei veri e propri Big Bang in miniatura, in grado di ricreare le condizioni d'intensità di energia, creando un minuscolo buco nero (non quelli galattici), alla stregua del Big Bang primordiale, che avrebbe generato l'Universo, monitorando, infine, ciò che resta, nella speranza di imparare di più circa le origini e il funzionamento dell'universo. Con questo esperimento si spera di avere fondamentali risposte sull'origine della materia.

Gli ottimisti invece (specie purtroppo in via di estinzione), vedono in quella che sarà ricordata come una delle più audaci imprese dell'intelletto umano, cose di tutt'altro genere: ad esempio, il perfezionamento dei trattamenti del cancro, oppure sistemi per la distruzione delle scorie nucleari e studi approfonditi sul cambiamento climatico.

Immaginate, niente più scorie nucleari... sarebbe davvero una manna!



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Immagine: www.telegraph.co.uk/

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Lug 08 2

Emergency: la pappa di Parma

Pubblicato da Luciano Vecchi alle 00:27 in esperimenti, salute


L'ospedale di Emergency si trova nella periferia orientale di Freetown sin dal 2001 da quando è finita la guerra civile. Oggi, nel dopo conflitto, è l'unico centro chirurgico della Sierra Leone che funziona 24 ore su 24 tre giorni alla settimana (l'unico nel Paese), dove viene offerta assistenza sanitaria gratuita.

L'emergenza malnutrizione in Sierra Leone è un fatto atavico, ma ora con l'incremento sui mercati internazionali del prezzo del riso e di cereali, la fame globale ha colpito duramente un paese già in ginocchio: diversi indicatori mostrano che nelle aree urbane del Paese i gruppi più vulnerabile della popolazione ne stanno già soffrendo. I poveri, riducendo il numero dei pasti, mangiano di meno, con gravi ripercussione sulla salute. Ad essere più colpiti sono donne e bambini, soprattutto in quelle aree dove la guerra ha distrutto tante famiglie e i bambini vivono da soli, senza parenti, in balia di un destino crudele. Poi malattie endemiche come la malaria colpiscono più facilmente i corpi indeboliti dalla malnutrizione. 

All'ospedale di Emergency, il sesto dalla sua nascita, tra i ricoverati, molti sono bambini stremati dalla malnutrizione. Alcuni di loro sono destinati ad un esperimento in corso da giugno nell'ospedale, una collaborazione tra Emergency e l'Università di Parma.

Si tratta di un nuovo prodotto, un cibo terapeutico che qui tutti chiamano la  "pappa di Parma". Il suo sapore è gradevole e piace molto ai bambini. E' un alimento ad alto contenuto energetico, arricchito con vitamina e sali minerali, secondo una griglia stabilita dall'Oms.

Nella "pappa di Parma" sono di fondamentale importanza:

  • il fatto che non deve essere diluito in acqua, visto che in Sierra Leone l'acqua è poca e spesso è contaminata e questo riduce il rischio per le madri di contaminare il cibo che debbono dare ai loro bambini.
  • e che non deve essere conservato in frigorifero, poichè è in grado di resistere ad alte temperature.

Oltreciò, questa formula studiata da nutrizionisti e medici, ha anche un risvolto etico. La malnutrizione in Africa sta diventando una nuova occasione di profitto per le grandi multinazionali e prodotti analoghi rischiano col far dipendere il continente dalle importazioni. La "pappa di Parma", invece è producibile in loco, semplicemente con comuni utensili da cucina, senza macchinari industriali e viene distribuita in una confenzione casalinga.

L'esperimento, non risolverà certo il problema della fame, ma è una speranza in più da coltivare in un Paese che avverte profondamente il problema della nutrizione. Un paese la Sierra Leone, come tanti paesi africani, che dovrebbe imparare a camminare con le sue gambe, e liberarsi dalle pesanti importazioni,  sfruttando la propria ricchezza fatta di pesca e diamanti.

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Fonte: da Agenda del mondo Rai

Immagine: stefanobattain.splinder.com
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Continua lontano da occhi indiscreti la sperimentazione di armi, medicine, sostanze chimiche sulle persone umane.

La gente comune non immagina neanche lontanamente quello che accade in certi luoghi del mondo, conosciuti solo dai pochi addetti ai lavori, dove vengono eseguiti esperimenti su civili e militari.

Al Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, ad esempio, utilizzano membri del servizio civile come soggetti di prova, spesso senza il loro consenso o la consapevolezza.

Wray C. Forrest ha imparato a conoscere questi test militari in modo assai brusco. Nel 1973, l'esercito spedì l'allora ventitreenne Forrest all'Arsenale chimico di Edgewood, nel Maryland, promettendo un servizio patriottico e una settimana lavorativa di quattro giorni... Invece, Wray C. Forrest è diventato uno dei circa 6720 soldati dell'Edgewood Arsenal utilizzato come test tra il 1950 e il 1975. A Forrest fu data una nuova identità a Edgewood: oggetto della ricerca 6692. Quello fu il numero assegnato a lui... simile ai numeri assegnati agli ebrei nei campi di concentramento e di sterminio in Germania durante la Seconda Guerra Mondiale.

Sembra che a Edgewood in tutti questi anni siano state testati sui militari ben 254 differenti sostanze chimiche, senza che sia mai stato detto loro di cosa si trattasse e senza il loro consenso.

Questa è stata una diretta violazione della Convenzione di Ginevra sulle regole nell'uso di esseri umani per esperimenti di ricerca su sostanze chimiche e droghe varie.

La struttura di Edgewood Arsenal ha svolto un ruolo importante nella Seconda Guerra Mondiale come luogo di sperimentazione sul soggetto umano. Circa 4000 soldati USA sono stati usati come cavie umane in ricerche chimiche che spesso avvenivano in luoghi come le camere a gas.

Nat Schnurman, ad esempio, nel 1942 è stato inviato in una camera a gas a Edgewood per sei volte in una settimana.

Tuttavia le storie di Forrest e Schnurman non sono isolate, e questa vergogna non è ancora un capitolo chiuso. Ancora oggi il Pentagono sperimenta test su esseri umani in nuovi programmi... al di là di Edgewood Arsenal.

Per leggere la storia intera (in inglese) vi rimando a questo sito: www.commondreams.org/

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Fonte: thesundaypost.blogspot.com
Immagine: www.marvunapp.com
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Feb 0819

Progetto Haarp, che vuol dire?

Pubblicato da Luciano Vecchi alle 09:07 in Ambiente, Clima, Guerre, esperimenti


L'High frequency active auroral research program, più noto come Progetto Haarp , ha la sua base in uno sterminato campo di ricevitori e trasmettitori radar in Alaska, in grado di trasmettere fino ad una distanza di 350 km. Proprio su questa base, da tempo si favoleggia di misteriose ricerche a cui il Pentagono ha sempre mostrato ritrosia nel parlarne, gettando talvolta discredito su chi ne sollecitava chiarezza.

Si pensa infatti che in quel tratto della Tok Highway a 180 miglia nord est da Anchorage, nei pressi di Gakona, su un terreno disseminato di piloni in alluminio, su ognuno dei quali si trovano una coppia di antenne per la banda bassa ed una per la banda alta,  si stanno sperimentando inquietanti tecnologie capaci di modificare il clima a piacimento.

A Gakona c'è la più imponente raccolta di strumenti di ricerca ionosferica mai montata dall'uomo. Ufficialmente il progetto Haarp serve a studiare la ionosfera (60 - 450 chilometri di altitudine) ma secondo Clifford Stone , un militare in pensione, sul quale Internet ne marca fortemente il suo interesse per gli Ufo (fa parte del discredito del suo operato), si batte da tempo per rendere pubblici alcuni rapporti confidenziali o segreti del governo. Stone, grazie al Freedom of information act è riuscito ad avere accesso ad un rapporto riservato sugli obiettivi dell'Haarp nei quali è scritto che "le onde ad alta frequenza sono una strada unica per lo studio delle comunicazioni militari e civili, per la sorveglianza e per il controllo a distanza".

Continua a leggere "Progetto Haarp, che vuol dire?" »

Dic 0727

Tunguska: l'asteroide non era neanche grande

Pubblicato da Luciano Vecchi alle 10:25 in Ambiente, Il nostro domani, Science, esperimenti


Il corpo cosmico che un secolo fa cadde rovinosamente nella regione di Tunguska, in Siberia, e che abbattè 80 milioni di alberi su una superficie di 830 miglia quadrate, pare non fosse stato poi così grande come si è sempre ritenuto. E l'esplosione che ne scaturì, molto probabilmente, deve aver avuto una potenza devastatrice di 3, 5 megaton e non di 10, 20 come si credeva... Questa è la conclusione a cui è arrivato un team del Sandia National Laboratory in Albuquerque, New Mexico, il quale, utilizzando una simulazione in 3D con un super computer, ha ricreato il tipo di bolide che potrebbe aver causato l'esplosione del meteorite su Tunguska. Nella simulazione sono stati presi in considerazione la velocità dei venti lungo la topografia del suolo, la posizione e lo stato (la salute) della foresta.

L'asteroide piombato sul fiume Podkamennaya (oggi Krasnoyarsk Krai), era molto più piccolo di quanto si supponeva, asserisce Mark Boslough, capo del team di Albuquerque. Ma se un piccolo corpo celeste è stato in grado di provocare tale distruzione (è stato calcolato che, se la collisione  fosse avvenuta 4 ore 47 minuti più tardi, avrebbe completamente distrutto la Capitale Imperiale russa di San Pietroburgo...), ciò suggerisce di prendere in considerazione anche i piccoli asteroidi, i quali, proprio perchè sono di dimensioni ridotte, indicano come le collisioni col nostro pianeta non siano così improbabili. I piccoli asteroidi hanno maggiori possibilità di colpire la Terra rispetto a quelli più grandi.. e forse bisognerebbe preoccuparsene un po' di più, se si pensa ai rischi che si possono correre.

Gli asteroidi con diametro superiore al chilometro che attraversano l’orbita della Terra sono ben oltre il migliaio, ma fortunatamente, nella stragrande maggioranza dei casi il nostro pianeta si trova da un’altra parte quando un asteroide interseca il suo cammino spaziale. Gli asteroidi di dimensioni ridotte, invece sono moltissimi: si è spesso sostenuto che il loro impatto con la Terra non lascia segni evidenti (tanto più che tre quarti della superficie terrestre è fatta di acqua)... Ma ora, con questo nuovo studio del Sandia National Laboratory, forse bisognerà correre ai ripari...  

Fonte e immagine: www.efluxmedia.com/ 

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