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Categoria: riciclaggio | rifiuti tossici »
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Lug 0822

La cultura dello spreco

Pubblicato da Luciano Vecchi alle 00:04 in Ambiente, Vita moderna, riciclaggio


Quanto è accaduto ad un lettore del sito The register ha davvero dell'incredibile, ma rappresenta, purtroppo, il vizio capitale della nostra civiltà dei consumi e dello spreco.

Credo che avrebbe scosso chiunque quello che è accaduto a Stephen Strang, quando si è visto recapitare in casa di primo mattino un cartone tanto grande da tenerci dentro almeno tre televisori uno sopra l'altro, consegnato dalla HP (Hewlett Packard).

Ebbene, il cartone che fungeva da matrioska, conteneva al suo interno 16 scatole, di cui, ognuna, a sua volta conteneva appena 2, e dico 2... fogli di carta A4. 17 scatole in tutto per contenere 32 documenti  (licenze per il software acquistato) in uno spazio che avrebbe potuto contenere quattro milioni di fogli di carta.

Il motivo: i due documenti inseriti per ogni scatola erano molto fragili (forse erano supporti, non si capisce bene) e non potevano essere mischiati tra di loro.

In verità l'imballaggio, mi è sembrato un tantino eccessivo! Ma si sa, il fenomeno della "ridondanza" e dello spreco di risorse è lo specchio della nostra società declinante.

Per fortuna in Italia, dai dati emersi dal XIII Rapporto sulla raccolta differenziata , trasmessi da Comieco (Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli Imballaggi a base Cellulosica) il 1 luglio di quest'anno, a fronte di oltre 4,6 milioni di tonnellate di imballaggi immessi al consumo, la percentuale di materiale avviato al riciclo è pari al 70% dell’immesso al consumo mentre il dato complessivo di recupero si attesta al 78 % (percentuale che comprende anche il recupero energetico). E’ stato così superato l’obiettivo del 60% di riciclo di materiale fissato dall’Unione Europea.

Con un anno di anticipo centrati gli obiettivi dell’UE e risparmiati 1,6 miliardi di euro in 8 anni.

Nel solo 2007 la raccolta di carta e cartone ha permesso di evitare la realizzazione di 22 nuove discariche.

Per il 2008 Comieco prevede che il trend della raccolta di carta e cartone aumenterà ancora del 8% circa rispetto al 2007.

Fonte e immagine: www.theregister.co.uk/ 

 

Giu 08 4

Raccolta differenziata: il rifiuto umido

Pubblicato da Luciano Vecchi alle 11:42 in Ambiente, Rifiuti, riciclaggio


Per iniziare a fare la raccolta differenziata tra le mura domestiche c'è bisogno soprattutto di una buone dose di pazienza, da affiancare a raziocinio, praticità e fantasia. Quest'ultima, nella scelta del colore da abbinare al contenitore o ai sacchi biodegradabili, nei quali gettiamo i nostri rifiuti.

Naturalmente, il rifiuto "umido", cioè gli scarti e gli avanzi del cibo [bucce di frutta, verdura, carne e ossa, pesce e lische, pane, pasta e riso, carta bagnata o unta (carta assorbente da cucina), gusci d’uova, filtri di the e camomilla, fondi di caffè, fiori recisi, foglie di piante domestiche, piccoli quantitativi di erba e foglie,  pane raffermo, escrementi di piccoli animali, fazzoletti di carta usati...] proprio perchè è la parte più "variopinta" dei nostri scarti, quella che emana anche cattivi odori, cosa buona sarebbe inserirlo in sacchi neri.

Da sapere: questo tipo di rifiuto organico, opportunamente e naturalmente trattato, produce prezioso humus, vale a dire concime organico, il cosidetto Compost (nell'immagine a lato), che può essere utilizzato non solo in agricoltura ma anche per la concimazione di piante, fiori, ecc. Ciò permetterà di ridurre notevolmente il rifiuto che va a finire in discarica con un considerevole vantaggio sia per l’ambiente che per il portafoglio, considerando che in peso la parte umida del rifiuto è circa un terzo del totale. Con 3 kg di rifiuto umido si ottiene 1 kg di compost. In Campania non esiste un sito per trattare questa tipologia di rifiuti, che fanno lavorare in Sicilia, per poi riprenderseli sotto forma di compost.

Da non fare: non introdurre mai questa tipologia di rifiuto tra l’indifferenziato (rsu),  cioè tutto quello che non può essere conferito nella raccolta differenziata, il cui contenitore o busta, in questo caso, avrà un altro colore.

E' sottinteso che, affinchè il tuo prezioso lavoro di differenziazione dei rifiuti che fai in casa o in ufficio abbia un senso compiuto, dovrà per forza di cose essere seguito da un altrettanto prezioso lavoro fatto da chi, materialmente, ritirerà poi i rifiuti differenziati, dagli appositi cassonetti sulla strada. Se così non dovesse essere, sollecita chi di dovere nel tuo comune. Se credi, visto che mi sono preso la briga di affrontare questo argomento, puoi segnalarlo anche quì, su questo blog.

La raccolta differenziata continua in un prossimo post.

  LV

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Immagine: www.sangiorgioinsieme.it/ 
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La tecnologia guasta che si getta via, per alcuni è solo una montagna di immondizia, ma per altri è una miniera d'oro. Questo poichè, la maggior parte dei prodotti elettronici, viene caricato con rame, iridio, oro ed altre materie prime che stanno diventando di giorno in giorno sempre più costose.

Il processo si chiama  "urban mining" (estrazione mineraria urbana), ed è un'industria in espansione in tutto il mondo, in particolare in Giappone e in Cina: si pensi che in un piccolo distretto del sud di appena 50 mila abitanti, di cui ora mi sfugge il nome, arriva circa il 70 per cento dei rifiuti elettronici del mondo intero.

I materiali recuperati svengono riutilizzati in nuove componenti elettroniche e l'oro e gli  altri metalli preziosi vengono fusi e venduti sotto forma di lingotti a gioiellieri ed investitori ma ritornano anche ai produttori che utilizzano l'oro nei circuiti stampati dei telefoni mobili, perché l'oro è un conduttore elettrico ancora meglio del rame.

Secondo uno studio della Yokohama Metal Co Ltd, un importante azienda giapponese di fusione e raffinamento di metalli non ferrosi, tranne rame ed alluminio, una tonnellata di minerale estratto da una miniera d'oro produce appena 5 grammi (0.18 once) di oro di media, mentre una tonnellata di cellulari  scartati può rendere 150 grammi (5.3 once) o più.  Lo stesso volume dei telefoni mobili scartati, inoltre, contiene circa 100 chilogrammi (220 libbre) di rame e 3 chilogrammi (6.6 libbre) di argento, ed altri metalli.

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Fonte: newser.com - reuters.com
Immagine: newser.com - futureofthebook.org
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Mar 08 7

Che fine fanno i nostri rifiuti elettronici?

Pubblicato da Luciano Vecchi alle 16:25 in Rifiuti, riciclaggio, rifiuti tossici


Dal primo gennaio 2008 con il nuovo decreto sulla gestione e lo smaltimento dei rifiuti tecnologici è obbligatorio raccogliere separatamente e riciclare i Raee (Rifiuti apparecchiature elettriche elettroniche). Il compito dovrebbe essere abbastanza semplice per i televisori e i computer: ogni acquisto dovrebbe corrispondere a un ritiro dell'usato da inviare ai centri di raccolta. Saranno poi delle aziende specializzate a trattare i rifiuti. Tra le più moderne ed efficienti, a Colico, vicino Lecco ai piedi delle Alpi, c'è un impianto di trattamento e riciclaggio di frigoriferi dismessi. L'impianto consente la separazione automatica di tutti i materiali che compongono l'elettrodomestico che possono essere immediatamente avviati al riciclo ed è in grado di smaltire più di un frigorifero al minuto, oltre a televisori, lavatrici e congelatori. Un lavoro importante per l'economia, visto che le materie prime macinano continui record, e prezioso per l'ambiente, ma è anche un lavoro destinato a crescere.

Nel processo di frantumazione centinaia di frigoriferi diventano milioni di piccoli frammenti di alluminio. Una volta ripuliti dal liquido di raffreddamento vengono triturati per tre volte da macchine che strappano via i metalli come se fossero pezzi di carta, riportando alla luce il rame, l'alluminio, il ferro, la plastica che avranno poi una seconda vita, diventando poi altri frigo, altri cavi, altri computer...  Degli addetti passano, quindi, al setaccio le componenti sgretolate per separare ancora una volta il materiale riciclabile da quello pericoloso.

Una direttiva europea stabilisce che entro fine anno ognuno di noi smaltisca 4 chili di rifiuti elettrici:  ciononostante, sono molti coloro che non sanno dove portare i loro elettrodomestici una volta che li abbandonano. Anche i distributori hanno difficoltà a gestire il vecchio elettrodomestico che ritirano. La legge prevede che i cittadini paghino un contributo per lo smaltimento quando acquistano un elettrodomestico nuovo. E' il prezzo dell'innovazione per preservare l'ambiente anche quando il rifiuto è una piccola lampadina. Già oggi, tramite un processo di distillazione, o tramite un processo di recupero in modo diverso è possibile recuperare il 99 per cento di tutto il mercurio possibile.


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Fonte: Tg uno Economia
Immagine: www.facilities.usyd.edu.au
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Feb 08 4

Grazie della sua precisazione, dottor Deiana

Pubblicato da Luciano Vecchi alle 09:52 in Ambiente, Rifiuti, riciclaggio, rifiuti tossici


Se in qualche scuola del mondo si sta insegnando la materia ecologica, non mi meraviglierei se, nel capitolo dedicato al tema dei rifiuti, si accennasse all'Italia come esempio da non seguire... Eh già, cari amici internauti... il nostro Paese du' sole e du' mare, patria delle Belle arti e del bello, quindi del Rinascimento... umiliato, deriso, ridotto a subire - ahimè a ragione- simile trattamento... che vergogna!

Per questo, ospito volentieri, su questo tema così increscioso, quanto ha da aggiungere il dottor Nicola Deiana, direttore tecnico della Pyromex Italia, licenziataria per costruzione e commercializzazione del moderno impianto a processo di degradazione termica in totale assenza di ossigeno, di cui abbiamo parlato qualche giorno fa.

Scrive il dottor Deiana, nel commento ricevuto: Il nostro impianto non brucia niente e non consuma aria. Quante foreste ci vorrebbero per alimentare una camera di combustione di queste dimensioni?

Altri impianti di pirolisi non hanno aria ma hanno emissioni. Questo significa che non basta utilizzare la tecnologia della pirolisi, ma occorre un impianto concepito dall'inizio del ciclo alla fine su procedimenti totalmente ecologici (con o senza pirolisi).

Mi spiego meglio: un impianto di pirolisi che non ha emissioni ma  alla fine del processo ha scorie da smaltire, è più evoluto di un termovalorizzatore che brucia i rifiuti e deve filtrare i fumi, ma non ha niente a che vedere con la nostra tecnologia. L'impianto Pyromex possiede la certificazione tedesca; ha circa 25 pagine di certificazioni tedesche, più restrittive di quelle europee, per il trattamento di tutti i rifiuti in camera stagna e senza camini!! Non ha alcun tipo di residuo da smaltire o filtrare, quindi non serve la discarica che è più pericolosa dell'impianto in funzione.

A breve porteremo in Italia l'impianto previsto per le navi, ospedali etc. che ha dimensioni compatte, ma con lo stesso procedimento e controllo di quelli più grandi.

L'impianto Pyromex è solo un tassello di quanto è stato già fatto.

Il dottor Deiana, che si dedica con passione all'applicazione di nuove tecnologie per produrre energia in modo ecologico, tiene inoltre a dire che non sempre l'informazione che si fa è corretta (vale pure per il sottoscritto, me lo dico da solo), specie se è fatta da coloro che non hanno la conoscenza delle tecnologie e creano solo confusione.

Sempre il dottor Deiana, stavolta sul post in cui si parla dei RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche), ci viene ad informare sul PCP 700 (Plastic Converter Plant), dicendoci che...
 

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