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Set 0826

Una minaccia crescente 2

Pubblicato da Luciano Vecchi alle 01:18 in Ambiente, Guerre, Il nostro domani, armi atomiche


Post precedente: "Una minaccia crescente"

Sin da quando il presidente Bush è entrato in carica, la sua amministrazione ha speso più di 60 miliardi di dollari su un programma con sistema di difesa antimissile, che ha ricevuto poca attenzione.

Gli intercettori attivi dei missili sono ubicati in silos sotterranei in Alaska e in California; le navi da guerra statunitensi sono equipaggaiate con missili intercettori e sono state dispiegate in varie aree di crisi intorno al globo; e si è speso più di un miliardo di dollari per fornire di alta tecnologia una stazione radar galleggiante, la quale provvede a lanciare l'allarme e il monitoraggio dei dati, immediatamente.

Attualmente il sistema, di cui ne beneficiano sia gli alleati europei che quelli asiatici, è impostato globalmente, ma i critici sostengono che parte di questo sistema non è operativo e che non funzionerà in caso di attacco reale.

Per i fautori della difesa missilistica statunitense, la minaccia negli Usa dalla diffusione dei missili balistici intorno al mondo, è imminente e tende ad aumentare. E' questo il motivo principale per cui, per superiori interessi interni, gli Stati Uniti si oppongono a qualsiasi restrizione di trattati internazionali dello sfruttamento dello spazio, e in un documento che si chiama "Libertà d'azione nello spazio degli Stati Uniti" si profilano guerre dei satelliti, delle comunicazioni, degli scudi spaziali, degli esperimenti fatti solo per distruggere testate balistiche nemiche...  Da tempo sul web circola un video dell'agenzia di difesa missilistica del Pentagono che descrive una varietà di scenari che gli Stati Uniti potrebbero affrontare ora ed in futuro. Se riuscirò a scovarlo ve lo proporrò, promesso!

Intanto, la Corea del Nord, l'Iran e potenziali altri stati ostili agli Usa stanno sviluppando le potenzialità dei loro missili. La Corea del Nord ha già un'arma nucleare e secondo gli analisti del Missile Defense Agency potrebbe avere dei missili capaci di raggiungere gli Stati Uniti. Anche l'Iran presto potrebbe avere a sua disposizione l'arma nucleare; nel frattempo, appena qualche mese fa, ha pubblicamente testato diversi missili a breve e medio raggio.

Anche l'immancabile Cina si interessa alle guerre stellari: proprio in queste ore è stata lanciata la navicella Shenzhou VII, con a bordo tre astronauti che passeggeranno (per la prima volta per loro) nello spazio. E' anche accaduto che un satellite americano è stato accecato da un raggio laser cinese.

Per i fautori del sistema difensivo missilistico americano, se questi Stati o altri, sono in grado di raggiungere il territorio degli Stati Uniti coi loro missili, gli Stati Uniti dovrebbero potere distruggere quei missilii prima che raggiungano il loro obiettivo.  E' dal 2002  che l'amministrazione Bush ha dispiegato i missili intercettori: 4 alla base delle forze aeree di Vandenberg in California e più di una dozzina, sinora, a Fort Greely in Alaska, dove sono stati alloggiati in silos sepolti sotto campi coperti di neve, che si va sempre più sciogliendo.

L'agenzia di difesa missilistica del Pentagono elenca più di 20 nazioni con la capacità di avere missili ora, sostenendo che la proliferazione di questa tecnologia rende la difesa più che mai necessaria.  "La proliferazione dei missili balistici non è una minaccia immaginaria", ha detto Condoleezza Rice, nel corso del suo viaggio a Praga, per firmare un accordo con la Repubblica ceca concernente l'espansione del sistema di difesa missilistico degli Stati Uniti in Europa.

Resta il fatto che, spiega Joseph Cirincione , esperto di proliferazione di missili ed autore di Bomb Scare: The History and Future of Nuclear Weapons (la Storia e il futuro delle armi nucleari), se agli iraniani piace vantarsi del loro programma missilistico esagerando sulla reale portata della loro minaccia, molti negli Stati Uniti sono contenti, così possono giustificare i preventivi per il loro programma antimissile.

Per Cirincione, a differenza di quanto dice il Segretario di Stato Rice, la proliferazione di missili balistici non è una minaccia. "Se si va a vedere bene, se si contano i missili, oggi vi sono molti meno missili nel mondo di quanti ce n'erano vent'anni fa" dice nell'articolo dal quale riporto parte del post. Poi lo scenario non può reggere: s'immagini se i leader della Corea del Nord o dell'Iran sono così folli da lanciare uno o due missili sul territorio americano, sapendo a priori che subiranno una schiacciante rappresaglia americana.

Secondo Richard Garwin, uno dei principali consulenti di diverse amministrazioni su temi che coinvolgono le armi nucleari, la minaccia di un attacco con armi nucleari è possibile, ma non con missili balistici intercontinentali. Secondo lui  "Uno stato che desidera trasportare le armi nucleari per danneggiare il territorio statunitense molto probabilmente utilizzerebbe missili a corto raggio o missili cruise lanciati da una nave per attaccare le città litoranee degli Stati Uniti con armi nucleari adatte allo scopo".

Concludiamo con le parole del generale Henry Obering, direttore del Missile Defense Agency, che vede nel sistema missilistico una polizza assicurativa. "Se siamo in grado di prevenire un attacco su una città americana - sia che si tratti di un altro paese, o di uno stato non attore, un'organizzazione terroristica che utilizza questi tipi di armi - noi vorremmo pagare di più questo programma per molte volte ancora..."

Tratto da un articolo di Mike Shuster su www.npr.org/
Immagine: www.fas.org

 

Set 0824

Una minaccia crescente

Pubblicato da Luciano Vecchi alle 15:24 in Ambiente, Guerre, Il nostro domani, armi atomiche


Pur se da molti il riscaldamento globale è stato definito come la peggiore minaccia che incombe sull'umanità, in verità, io temo di più le ambizioni distruttive umane e l'imprenscindibile target demografico a cui la specie umana dovrà attenersi. E' sotto gli occhi di tutti come le tensioni politiche e sociali nel mondo stanno crescendo e come, mano a mano, le risorse stanno diminuendo: pane, pasta, acqua, energia...

Una minaccia crescente avvolge il pianeta ponendo la sua popolazione in una situazione di estrema pericolosità...

L'America, ovvero gli Stati Uniti, viene vista dai suoi detrattori come un impero che si avvicina inevitabilmente alla sua fine. Lo ha ribadito ieri Mahmoud Ahmadinejad, il presidente iraniano, dal palco dell' Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, accusando "poche nazioni prepotenti" di provocare i problemi e le tensioni nel mondo.

C'è da dire che già da qualche anno la politica statunitense ha perduto diversi punti sullo scacchiere mondiale. In America latina è ormai guerra fredda tra Venezuela e Stati Uniti, dopo che il presidente venezuelano Chavez (oggi in Cina dove dovrebbe firmare un accordo per l'acquisto di velivoli da combattimento) ha espulso l'ambasciatore statunitense in segno di solidarietà con il collega Evo Morales, presidente della Bolivia, il quale "aveva dichiarato "persona non grata" l'ambasciatore americano Philip Goldberg, accusandolo di essersi immischiato negli affari interni del paese". Inoltre, in America Latina si va rinsaldando l’asse con la Russia di Vladimir Putin.

In Giappone invece, l'arrivo, previsto per domani della portaerei americana George Washington alla base militare Usa di Yokosuka fa protestarela popolazione e gli ambientalisti, questo anche perché la nave viaggia a energia nucleare; mentre in Georgia, al confine con l'Ossezia del Sud, pare sia stato abbattuto dalla contraerea di Tbilisi un piccolo aereo russo senza pilota (drone) mentre stava sorvolando un oleodotto...

La Russia, la cui aggressività preoccupa il mondo, armi in pugno ha esteso la sua influenza nel Caucaso ed ora intende fissare le sue nuove frontiere nell'estremo ricchissimo nord dell'Artico. Intanto effettua un test di un missile intercontinentale, lanciato da un sottomarino a propulsione nucleare: é stato chiamato "Bulava" ed è un razzo a testata multipla di nuova generazione, in grado di neutralizzare il sistema di scudo spaziale americano. Fa paura questo immenso Paese ricco di petrolio e di gas. Fa paura che, con lo stanziamento di 2 miliardi e mezzo di rubli, dal 2009 le spese degli armamenti aumenteranno del 28 per cento. Mosca sogna di tornare ad essere una super potenza economica e militare, rivendicando il suo posto da grande potenza rivale nel mondo globalizzato.

Ma cosa fanno gli Stati Uniti di fronte questo sommovimento in atto, che sta mettendo a repentaglio la loro supremazia mondiale?

Lo scopriremo nel prossimo post.

Buona lettura

Immagine: www.kelebekler.com

Ago 0826

Georgia: una crisi da non sottovalutare

Pubblicato da Luciano Vecchi alle 14:24 in Guerre, Il nostro domani


C'è chi crede fortemente ma anche chi nega debolmente che il Potus e il Pentagono abbiano ordito un piano distruttivo sul proprio territorio, tanto indicibile da essere menzionato, per avere in seguito mano libera sull'Asia centrale, luogo da cui dipendono i destini del mondo e covo, guarda caso, di quelli considerati i responsabili di quel piano tanto indicibile quanto doloroso, del grave attentato alle Twin Towers dell'11 settembre, che avrebbe poi cambiato la nostra vita.

Si sa, gli Stati Uniti sono una nazione fiera, forte, generosa, forse un poco megalomone. D'altronde, gli americani hanno sempre avuto il vezzo per le cose grandi. Basta vedere le dimensioni del più delle macchine che affollano le loro strade, o gli alti grattacieli che, fino a qualche lustro fa, hanno visto il mondo dall'alto al basso, o le loro gigantesche portarei che solcano i mari del mondo... Non suscita quindi alcuna meraviglia se il Paese dove vive circa il 5 per cento della popolazione mondiale assorbe da solo oltre il 26 per cento dell'energia totale ed emette il 23 per cento dell'anidride carbonica globale o spende circa il 54% dei soldi provenienti dalle imposte dei suoi cittadini per finanziare una macchina da guerra che da sola vale per il 47% del totale mondiale di bilanci militari... Magari questo crea una qualche inquietudine, ogni qual volta lo si vede sempre in prima linea nei "punti più caldi del mondo"... Si può quindi comprendere l'atteggiamento della Russia di Putin nell'attuale crisi georgiana e il conseguenziale riconoscimento dell'indipendenza delle regioni separatiste di Abkhazia e Ossezia del Sud da poco annunciata al Paese dal presidente Medved in diretta televisiva.

Vedere avanzare le forze Nato fino ai propri confini, oppure vedere navi da guerra americane, seppur per aiuti umanitari, veleggiare per il Mar Nero che rischia d'infiammarsi... può anche suscitare una qualche certa apprensione...no?!

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Immagine: eurasia.splinder.com

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Per fargli spiccare il volo viene lanciato in aria come un aereo di carta, solo che bisogna essere in 3 o in 4 per sostenerlo. Si tratta dell'aereo spia britannico Zephyr, a cui è riuscito di rimanere in volo per tre giorni e mezzo. D'ora in poi gli aerei senza pilota ad energia solare potranno essere utilizzati per missioni più lunghe e fornire dati e immagini con riprese ininterrotte, non solo in campo militare: gli ingegneri che l'hanno progettato pensano che l'aereor possa rendersi molto utile nelle operazioni di salvataggio, ricerca e sorveglianza.

Zephyr, sviluppato da QinetiQ, una società che lavora per il Ministero della Difesa, ha un'apertura alare di 60 piedi (circa 18 metri), può raggiungere 70 mph a circa 1,8 chilometri d'altezza e può essere guidato ricevendo i comandi via satellite. L'aereo può volare di notte grazie alle batterie collegate ai pannelli solari che vengono ricaricate di giorno. Quì il filmato del suo volo record.

Zephyr è progettato per provvedere alla sorveglianza e supportare con immagini il personale militare a terra, dando un'ampia visione della zona di battaglia e monitorare i movimenti delle truppe avversarie, ripresi da una piccola macchina fotografica di bordo.

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Fonte: www.telegraph.co.uk
Immagine: www.treehugger.com/ 
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Ago 0821

Cosa nasconde la crisi tra Georgia, Nato e Russia?

Pubblicato da Luciano Vecchi alle 09:41 in Guerre, Il nostro domani, armi atomiche


Sembra che in Occidente la crisi Georgia, Nato, Russia venga rivisitata in maniera piuttosto diversa da come la si vede oltre la ex cortina di ferro. Il fatto è che la Russia ha schierato i carri armati e le sue truppe in Ossezia del Sud per salvare la vita di civili e ristabilire la pace. A vederla così è Mikhail Gorbaciov, che nella crisi tra Georgia e Russia nota un atteggiamento forse un po' troppo disinvolto da parte georgiana.

Dopo un periodo di relativa calma, mantenuta in Ossezia del Sud dalla forza di peacekeeping composta da russi, georgiani e osseti, ecco che, improvvisamente, nella notte tra il 7 e l'8 agosto qualcosa non va per il verso giusto... "Montare un attacco militare contro innocenti è stata una decisione avventata le cui tragiche conseguenze, per migliaia di persone di diverse nazionalità, ora sono chiare" ha scritto Mikhail Gorbaciov in un articolo sul Washington Post ("A Path to Peace in the Caucasus", Mikhail Gorbachev, Washington Post). L'attacco militare georgiano nella capitale Tskhinvali in Ossezia del sud è stato fatto con lanciarazzi multipli progettati per devastare la zona. La leadership georgiana avrebbe potuto compiere un'operazione del genere, soltanto se incoraggiata dall'amico americano, il quale, oltre a sofisticate attrezzature militari, acquistate peraltro da un certo numero di paesi, ha fornito centinaia d'istruttori militare alle Forze armate georgiane. Questo, assieme alla promessa di adesione alla NATO, hanno incoraggiato i leaders georgiani nel credere che avrebbero potuto uscirne con una "guerra lampo" in Ossezia del Sud ... La Russia ha dovuto rispondere: accusarla di aggressione contro "la piccola e indifesa Georgia non è solo ipocrita ma mostra mancanza di umanità". L'esercito georgiano non aveva alcuna possibilità di vincere una guerra contro la Russia. Il vero obiettivo era quello di attirare l'esercito russo in una trappola. Coloro che hanno pianificato il piano statunitense sperano di fare ciò che è stato fatto in Afghanistan: attirare l'esercito russo in una lunga e sanguinosa guerra tipo Cecenia: mettere a repentaglio le loro truppe di guerriglia contro le forze armate georgiane, addestrate da militari statunitensi e agenzie di intelligence. Il conflitto sarà condotto nel nome di liberare la Georgia dall'imperialismo russo e fermare così Putin prima che possa prendere il controllo sugli oleodotti attorno al Mar Caspio. Molto di questo argomento è già apparso nei principali media o è stato discusso dall'elite politica americana.

Nel frattempo, i combattimenti nella regione del Caucaso hanno deviato l'attenzione dalla massiccia armata delle forze navali statunitensi che attualmente veleggia verso il Golfo Persico per tenere sotto controllo le mosse dell'Iran. Proprio un paio di settimane fa è terminata nell'Oceano Atlantico l'operazione Brimstone: war games navali tra Stati Uniti, Regno Unito e Francia, il cui scopo era di progettare una simulazione di blocco navale dell'Iran e la probabile risposta iraniana.

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