Etanolo dai rifiuti urbani
Pubblicato da Luciano Vecchi alle 10:04 in Energia, Energie alternative, Rifiuti, riciclaggio
Come si sa, l'estro italiano avrebbe molto più successo se ci fossero i fondi necessari da investire nella ricerca. Ma quando si raggiunge il successo grazie alla tenacia di chi lo persegue, la soddisfazione è senz'altro maggiore. E' quanto capitato all'ingegnere Luciano Patorno e Nancy Ho, lui genovese di 63 anni, lei biologa statunitense di 71 anni di origine cinese immigrata da molti anni negli Usa, che pare abbiano trovato nei rifiuti urbani la gallina dalle uova d'oro. Difatti, anche se la notizia può sembrare una bufala, pare invece che stavolta la cosa sia seria: i due maturi signori sono riusciti a ricavare l’etanolo ricavato dai rifiuti urbani.
Nancy Ho, grazie ad un impianto creato dall’ingegner Patorno, che sin da piccolo, seguendo il padre all'Ansaldo, ha visto dal vivo un'infinità di sottoprodotti, almeno un centinaio, che escono dal ciclo di depurazione del carbon coke: benzolo, naftalina, etilene, catrame... è riuscita a fabbricare su larga scala un particolare tipo di etanolo che può alimentare da subito i propulsori Flex fuel montati su numerosi modelli di vetture. Non affama il Terzo mondo e non fa aumentare i prezzi del pane, della pasta, del latte, della carne perché non fagocita le coltivazioni di cereali destinate all’alimentazione umana e animale, anzi non le intacca minimamente, e di conseguenza non dissipa le già limitate risorse d’acqua del pianeta. Presenta un contenuto netto di energia tre volte più alto dell’etanolo tradizionale. Elimina il 70-75% del peggiore dei gas serra, l’anidride carbonica, principale responsabile dell’innalzamento delle temperature. Abbatte del 5-10% le emissioni di ossidi d’azoto e di zolfo. È privo di metalli pesanti. Azzera i particolati, meglio noti come polveri sottili. È totalmente biodegradabile. Libera il globo da larga parte dell’immondizia. E, ultimo ma non ultimo, ha un prezzo alla produzione di 0,30 euro il litro, 580 lire, esattamente come la benzina verde. Mentre l’etanolo distillato dal mais o dalla canna da zucchero costa il doppio.
Dopo la controversa Conferenza sul clima svoltasi a Roma, preceduta tra l'altro da allarmistiche dichiarazioni di top manager su possibili blackout elettrici nel corso dell'inverno, o sulle temperature troppo alte nel nostro Paese... la preoccupazione tra la gente continua a crescere. A dimostrarlo sono le conclusioni a cui è giunto un recente sondaggio commissionato dall'ambasciata del Regno Unito a Roma, il quale ha interessato giovani dai 18 ai 35 anni, e da cui ne è scaturito che i giovani hanno paura del futuro. Una paura legata, più che altro, alla consapevolezza che il nostro pianeta soffre a causa dell'inquinamento che provoca i cambiamenti climatici, a cui fanno seguito poi gli inevitabili disastri ambientali. Seguono poi l'aumento del costo della vita, la disoccupazione e il terrorismo. 
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