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Set 0720

Etanolo dai rifiuti urbani

Pubblicato da Luciano Vecchi alle 10:04 in Energia, Energie alternative, Rifiuti, riciclaggio


Come si sa, l'estro italiano avrebbe molto più successo se ci fossero i fondi necessari da investire nella ricerca. Ma quando si raggiunge il successo grazie alla tenacia di chi lo persegue, la soddisfazione è senz'altro maggiore. E' quanto capitato all'ingegnere Luciano Patorno e Nancy Ho, lui genovese di 63 anni, lei biologa statunitense di 71 anni di origine cinese immigrata da molti anni negli Usa, che pare abbiano trovato nei rifiuti urbani la gallina dalle uova d'oro. Difatti, anche se la notizia può sembrare una bufala, pare invece che stavolta la cosa sia seria: i due maturi signori sono riusciti a ricavare l’etanolo ricavato dai rifiuti urbani.

Nancy Ho, grazie ad un impianto creato dall’ingegner Patorno, che sin da piccolo, seguendo il padre all'Ansaldo, ha visto dal vivo un'infinità di sottoprodotti, almeno un centinaio, che escono dal ciclo di depurazione del carbon coke: benzolo, naftalina, etilene, catrame... è riuscita a  fabbricare su larga scala un particolare tipo di etanolo che può alimentare da subito i propulsori Flex fuel montati su numerosi modelli di vetture. Non affama il Terzo mondo e non fa aumentare i prezzi del pane, della pasta, del latte, della carne perché non fagocita le coltivazioni di cereali destinate all’alimentazione umana e animale, anzi non le intacca minimamente, e di conseguenza non dissipa le già limitate risorse d’acqua del pianeta. Presenta un contenuto netto di energia tre volte più alto dell’etanolo tradizionale. Elimina il 70-75% del peggiore dei gas serra, l’anidride carbonica, principale responsabile dell’innalzamento delle temperature. Abbatte del 5-10% le emissioni di ossidi d’azoto e di zolfo. È privo di metalli pesanti. Azzera i particolati, meglio noti come polveri sottili. È totalmente biodegradabile. Libera il globo da larga parte dell’immondizia. E, ultimo ma non ultimo, ha un prezzo alla produzione di 0,30 euro il litro, 580 lire, esattamente come la benzina verde. Mentre l’etanolo distillato dal mais o dalla canna da zucchero costa il doppio.

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Set 0719

Solare fotovoltaico a basso costo

Pubblicato da Luciano Vecchi alle 17:50 in Energie alternative, Il vento dell'Africa, pianeta sole, video


Set 0717

La sindrome climatica 2

Pubblicato da Luciano Vecchi alle 16:41 in Ambiente, Clima, Energie alternative, Società


Dopo la controversa Conferenza sul clima svoltasi a Roma, preceduta tra l'altro da allarmistiche dichiarazioni di top manager su possibili blackout elettrici nel corso dell'inverno, o sulle temperature troppo alte nel nostro Paese... la preoccupazione tra la gente continua a crescere. A dimostrarlo sono le conclusioni a cui è giunto un recente sondaggio commissionato dall'ambasciata del Regno Unito a Roma, il quale ha interessato giovani dai 18 ai 35 anni, e da cui ne è scaturito che i giovani hanno paura del futuro. Una paura legata, più che altro, alla consapevolezza che il nostro pianeta soffre a causa dell'inquinamento che provoca i cambiamenti climatici, a cui fanno seguito poi gli inevitabili disastri ambientali. Seguono poi l'aumento del costo della vita, la disoccupazione e il terrorismo.

Il nostro Ministro dell'interno, Giuliano Amato, a proposito di tutto ciò si è così espresso: "Per un politico del nostro tempo, è un eresia forse dire che l'ambiente è più pericoloso del terrorismo ma l'ambiente è più pericoloso del terrorismo perchè uno sconvolgimento ambientale del tipo The day after tomorrow produce più vittime delle Twin Towers".

Alla Conferenza sul clima, il nostro Presidente del Consiglio, ha parlato di "un nuovo patto con la Natura", un vero piano nazionale per le emergenze climatiche, che tradotto in soldoni significa cospicui interventi finanziari sulle energie rinnovabili. Tuttavia, il nuovo manifesto per un nuovo clima, redatto dal Ministero per l'ambiente che consta di 13 interventi concreti per la sostenibilità ambientale, non è stato sottoscritto da altri ministri, quali il Ministro per le attività produttive, il quale apre invece al nucleare, pensando a centrali atomiche di ultima generazione.

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Set 0714

La sindrome climatica

Pubblicato da Luciano Vecchi alle 10:12 in Ambiente, Clima, Effetto serra, Energia, Energie alternative, pianeta sole


Cosa sta succedendo al clima del nostro Bel Paese? Perchè le grandi aziende italiane non vogliono investire nel solare, nel termodinamico...? Sono alcune delle domande che mi sono posto e delle quali mi piacerebbe conoscere la risposta (forse ci farò sopra un sondaggio!). E' incredibile, come nel giro di poche settimane i cambiamenti climatici possano aver sconvolto la già precaria situazione climatica ed energetica italiana, oltre a montare una specie di psicosi collettiva, una sindrome climatica, appunto! Così, di punto in bianco, oltre ai preannunciati blackout (i consumi di energia sono aumentati mentre gli impianti per produrla e trasportarla non sono cresciuti), con conseguenti inverni tristi e freddi (ma col riscaldamento globale saranno sempre meno freddi), sembra che l'Italia debba pagare i costi più alti per i cambiamenti climatici in atto.

Quante volte ho sentito dire da un siciliano che l'Italia trascura la Sicilia poichè la ritiene più africana che italiana. Ebbene, secondo i dati presentati dal ministro per l'Ambiente al palazzo della Fao a Roma, dove si sono svolti i lavori della Conferenza sui cambiamenti climatici, ormai la distanza con l'Africa si accorcia: 1/3 delle nostre coste corrono il rischio di finire sommerse e la temperatura aumenta 4 volte più rapidamente che nel resto del mondo: negli ultimi 50 anni è aumentata di 1,4 gradi, rispetto la media mondiale che è di 0,7 gradi nell'ultimo secolo; contemporaneamente le piogge diminuiscono, la desertificazione è arrivata persino nella pianura Padana e il Po ha ridotto la portata d'acqua. Da Trieste alla Puglia, al posto del mare Adriatico si prevede una grande unica palude salmastra, senza vita e senza pesci. E' il rischio a cui è sottoposto un po' tutto il Mediterraneo, la cui temperatura, secondo i dati dell'Icram (Istituto per la ricerca sul mare) del Ministero dell'Ambiente, è aumentata non solo in superficie ma anche in profondità, rendendo le acque troppo calde anche nella stagione invernale. Nel mar Tirreno, lo scorso inverno, la temperatura fino a 100 metri di profondità è stata di 2 gradi sopra la media stagionale, 15 gradi contro i normali 13. Ed è il primo anno che succede. Nel 2003 invece era sparita la corrente del Golfo di Trieste, che insieme ad altre 3 correnti nel Mediterraneo danno vita alla flora e alla fauna al largo delle nostre coste. Mancando questa corrente nell'Adriatico, la temperatura è passata dai 5 gradi della media invernale dell'ultimo secolo, ai 13 gradi del 2003, con conseguenze pesanti che  portano la diminuzione della biomassa marina e il calare dell'assorbimento di anidride carbonica.

E mentre il presidente della Repubblica, dal palazzo della Fao a Roma dove si è tenuta la Conferenza, avverte che "è essenziale che l'Europa parli con una sola voce", in seno al governo italiano, il ministro Bersani e il suo collega Pecoraro Scanio si affrontano in una disputa energetica su cui prevalgono due visioni completamente diverse. L'uno che ribadisce la necessità di potenziare i sistemi di produzione e le infrastrutture, in particolare, nel comparto del gas, che viene comprato all'estero per l'87% e a costi sempre maggiori perchè agganciato al prezzo del petrolio; l'altro, cui la vicinanza del premio Nobel Rubbia, in qualità di illustre consulente, lo sta spronando sempre di più ad una totale conversione energetica fondata sull'energie rinnovabili, solare termodinamico in testa, dichiara che si rendono necessari almeno 5 o 7 miliardi di euro l'anno per riparare i guasti e non far nulla costerebbe 40 volte di più  (i danni causati dal riscaldamento del pianeta in Italia costano intorno ai 50 miliardi di euro l'anno). Indi per cui, ora dalle priorità esposte in Conferenza si attende una risposta in Finanziaria. L'obiettivo è che entro il 2008 il Ministero dell'Ambiente (ragionando con tutti i ministeri e gli operatori) possa realizzare una prima strategia nazionale per l'adattamento climatico, cercare di salvaguare il Paese da frane, alluvioni (in Europa, negli ultimi 25 anni ce ne sono state 238), dissesti idrogeologici, con grandi opportunità per il mondo del lavoro, mettendo in sicurezza il territorio nazionale.

Nel frattempo, per la prima volta dal 1990, i gas serra sono diminuiti del 1,5% in meno rispetto al +12% del periodo precedente.
 
Ma questo argomento, di certo, non finisce quì. 

 

Set 0710

ThermoFuel... e la plastica diventa carburante.

Pubblicato da Luciano Vecchi alle 15:03 in Energia, Energie alternative, Rifiuti, riciclaggio


ThermoFuel è un ingegnoso sistema di energia rinnovabile, il quale fornisce una soluzione redditizia nella trasformazione dei rifiuti plastici (biosolidi) in carburante diesel. L'idea è di un inventore giapponese, che 4 anni fa ha venduto il brevetto ad una società australiana, la Ozmotech, specializzata in tecnologie per l'ambiente.

Ora ThermoFuel è giunto in Europa: è stato firmato un pingue contratto nel quale si prevede la vendita di una trentina d'impianti installati. In tal modo, molti automobilisti europei, presto saranno in grado di riempire il serbatoio con il diesel ottenuto dallo spreco della plastica. Si comincia dalla Germania, dove l'impianto sarà presto in grado di trasformare ogni 42 mila tonnellate di rifiuti plastici sfusi in 38 milioni di litri di simil-gasolio. Entro l'anno corrente, dovrebbero essere disponibili nuovi impianti (fabbricati in Australia e distribuiti da una ditta olandese) in Svezia, Polonia e Olanda. Seguiranno gli altri Paesi europei, Italia compresa.

Garry Baker, capo esecutivo di Ozmotech, rivela che, realizzando questo obiettivo, più di 300.000 tonnellate di plastica residua saranno deviate ogni anno dai materiali di riporto europei e saranno trasformate in oltre 310 milioni di litri di combustibile diesel a basso tenore di zolfo. Questo sistema consente di eliminare i rifiuti urbani (dopo la raccolta differenziata) e risparmiare sulla bolletta petrolifera. Un impianto di appena 160 metri quadrati può trattare polietilene, polipropilene e polistirene (e in misura ridotta altre resine): attraverso un processo di pirolisi la plastica viene trasformata in gas, il quale viene avviato alla distillazione, come si è già detto, in un convertitore catalitico e un condensatore... ricavandone poco meno di un litro di carburante diesel da un chilo di plastica.

Set 07 7

Enel lancia "Energia pura"

Pubblicato da Luciano Vecchi alle 11:40 in Ambiente, Energia, Energie alternative


Enel lancia un'offerta basata sul diritto delle fonte rinnovabili che promette costi e l'elettricità fermi per 2 anni.

L'offerta commerciale è molto interessante e blocca per 2 anni qualsiasi incremento dei costi, dice l'ad di Enel Fulvio Conti. Le famiglie che dovessero accettare la nostra offerta commerciale chiamata "Energia pura", hanno la garanzia che per due anni il prezzo non cambierà. Qualsiasi evento dovesse accadere sui mercati internazionali al petrolio o ad altro, il prezzo sarà fisso.

Domanda del giornalista Rai: "La bolletta energetica nazionale sconta una serie di scelte del passato di politica energetica. Che tipo di scelte s'impongono per ridurre il costo della bolletta?

Fulvio Conti (Enel): "Un bilanciamento migliore delle fonti di produzioni di energia elettrica attraverso l'uso di combustibili diversi. Una maggiore attenzione a politiche di risparmio dell'energia, quindi, consumare meglio è consumare meno; fare ricorso, nei limiti del possibile, a tutte le fonti rinnovabili ma soprattutto, per le grandi produzioni di energia di cui questo Paese ha bisogno, fare ricorso di più, al carbone pulito con le nuove tecnologie, che consente di risparmiare fino al 20% dei costi di produzione".

Ora, per quanto sia un argomento non semplice da fare, specie dopo le tante vittime delle settimane scorse nelle miniere, è chiaro che se si vuol continuare a vivere senza privarci troppo delle comodità alle quali l'energia (petrolio in testa) ci ha abituati, fermo restando che il problema dell'inquinamento va affrontato con determinazione, considerando che l'energie rinnovabili, sì stanno procedendo, ma sono ancora molto lontano dalle attuali produzioni energetiche da fossili... bisogna fare ricorso al carbone, grande protagonista dello sviluppo industriale, il quale presenta diversi vantaggi rispetto al petrolio, la cui fine, secondo gli studiosi, non è molto lontana.

Il carbone è abbondante ed è presente in oltre 100 Paesi, il che potrebbe anche rendere vani i tentativi di pochi Paesi e grandi multinazionali (che hanno il petrolio) di far la voce grossa monopolizzando il mercato. Per avere il petrolio scoppiano guerre, per il carbone no, proprio perchè è più diffuso.

Secondo le stime, grazie alle vaste riserve, il carbone garantisce energia per oltre 240 anni, molto più degli altri combustibili fossili. Il carbone è economico, stabile sul mercato e consente di produrre energia a costi molto competitivi. E' affidabile, sicuro da trasportare, da conservare ed utilizzare e non è incluso nella lista delle sostanze rischiose e nocive trasportate via mare, a differenza di petrolio e gas. Inoltre, il carbone, grazie a significativi investimenti per l'ambientalizzazione degli impianti, le moderne centrali producono energia dal carbone con emissioni drasticamente ridotte rispetto al passato.

In conclusione, tengo a precisare che per questo post, attinto da un servizio Rai, non ho ricevuto alcun compenso (purtroppo) da Enel. Magari, ci penseranno ora... no?!!

;-

Ago 0724

L'unica arma che abbiamo

Pubblicato da Luciano Vecchi alle 10:16 in Ambiente, Energia, Energie alternative, Società, video


Oggi vi propongo un video tratto da TG 1 economia, proposto su youtbe da  IlSoleMio sul risparmio energetico, assieme ad una mia breve riflessione. Mi raccomando, soprattutto voi giovani, che siete proprio dei grandi "spreconi di energie" rifletteteci e ragionate con la vostra testa.

Le soluzioni più innovative fornite da aziende italiane e straniere sono state presentate ad Assago nel corso di Casa Energia, primo salone dedicato alle abitazioni e al risparmio energetico. Dalle caldaie ad alta efficienza ai pannelli solari...  Tra le soluzioni più interessanti, una proposta tecnologica in grado di abbattere il 50-60% del consumo di energia pubblica...

Probabilmente, visto la lentezza con cui procedono i Potenti del mondo per contrastare le emissioni inquinanti in atmosfera, responsabili del global warming e delle conseguenziali calamità derivanti da esso, siccità, alluvioni, uragani, incendi (anche appiccati da uomini a cui il sole e il caldo dà alla testa - in tutti i sensi -)... il Risparmio energetico, al momento, è l'unica arma che abbiamo (TUTTI) e non occorrono le decisione dei potenti. Ciascuno di noi ha in mano la chiave per abbassare queste emissioni e lo può fare cominciando a risparmiare energia dai materiali usati per costruire le case ai consumi energetici interni (luce, gas, acqua...) ma anche col cibo (magari non consumando prodotti ottenuti "esagerando" con l'ambiente circostante...) e con l'utilizzo dell'automobile. Se tutti i cittadini d'Italia, d'Europa e del mondo si attivassero in questo senso... ebbene, potete scommetterci, che entro un lasso di tempo nemmeno poi troppo lungo (sebbene in Cina, Africa e India si continui ad usare il carbone), il problema del riscaldamento globale, e di conseguenza tutto ciò che deriva da esso, avrebbe ottime possibilità di rientrare nei ranghi. D'altronde, è questa ora l'unica arma "vera" che abbiamo.

Saluti      ;-

 

 

Ago 07 1

Beatrice, la turbina eolica del Mare del Nord

Pubblicato da Luciano Vecchi alle 10:48 in Energie alternative


Con 5 Mw (5000 Kw) di potenza può coprire, tramite un cavo sottomarino, il fabbisogno energetico di alcune piattaforme petrolifere ubicate nel Mare del Nord, oppure soddisfare il fabbisogno annuo in elettricità di almeno 5.000 famiglie europee.

Il suo nome in codice è "DOWNInD" che sta per distant offshore windfarms with no visual impact in deepwater (centrali eoliche lontane dalla costa in acque profonde) ma è conosciuta come Beatrice, la più potente turbina eolica del mondo, installata nel Mare del Nord, a circa 25 chilometri dalla costa nord-orientale della Scozia, dove il vento è forte e costante.  Anche le mappe eoliche lo confermano: il potenziale del Mare del Nord è enorme, ma è ancora difficile sfruttarlo pienamente per alcuni limiti che presenta l'eolico offshore rispetto alla terraferma (maggiore complessità tecnologica per la costruzione degli impianti e costi elevati di manutenzione).

Non è un caso che la turbina si trovi nelle vicinanze di piattaforme petrolifere: uno degli obiettivi di DOWNVInD è infatti dimostrare come alcune delle tecnologie usate per la costruzione delle piattaforme di estrazione offshore di gas e petrolio possano essere trasferite con successo al settore eolico, diminuendone così i costi. Ciò è avvenuto per la realizzazione della struttura di sostegno e per la procedura di installazione, effettuata in due tempi.

Il generatore eolico Beatrice è in grado di reggere le onde più devastanti, e dalla costa il suo impatto visivo e d'inquinamento acustico è minimo. Le sue pale sono lunghe più di 61 metri e pesano 17,5 tonnellate ciascuna, cui va aggiunta una torre alta altrettanto, più una base che affonda le proprie fondamenta fino a 45 metri sotto la superficie del mare: il tutto, è una struttura alta oltre 230 metri, quasi il doppio del grattacielo Pirelli di Milano.

 

 

Lug 0717

Brasile: schiavitù, fame o etanolo?

Pubblicato da Luciano Vecchi alle 06:57 in Energie alternative


Hanno dormito in luridi capannoni, su giacigli di fortuna (vecchi materassini, foglie secche di canna da zucchero, erba e sterpaglia) uno accanto all'altro, in un quadro di desolante miseria, lavorando a turni di 14 ore consecutive al giorno e pagandosi il vitto, l’alloggio, il trasporto e persino l’affitto degli attrezzi indispensabili per lavorare come il machete, i guanti e le protezioni di gomma per braccia e gambe.

Erano più di mille quando sono stati liberati: ridotti a vivere come schiavi in una fazenda, che apparentemente allevava bestiame ma coltivava anche la canna da zucchero, la materia prima che permetteva di estrarre circa 40 milioni di litri di etanolo.

Sono i cortadores de canas (tagliatori di canna), neri, bianchi e indigeni, con un'età che va dai 18 ai 40 anni, reclutati a migliaia dai gatos con la promessa d'un lavoro stagionale, che avrebbe permesso loro di mantenere a distanza le famiglie. Ma la loro vita si è trasformata in un dramma.

In Brasile, il principale produttore mondiale di biocombustibile derivato dalla canna da zucchero, questa realtà sta drammaticamente venendo a galla. In un territorio più grande dell'Europa (l'Amazzonia occupa una superficie di 7,3 milioni di km², l'Europa, esclusa la Russia, arriva a malapena a 4 milioni), questa coltura sta diventando un business di tale entità che ha convinto i grandi investitori ad interessarsi nel settore. George Sores, ad esempio, il finanziere ungherese di grande fama, ha comprato campi e raffinerie nelle sterminate pianure amazzoniche.

Tuttavia, oltre questo fenomeno oscuro dello schiavismo, accentuato soprattutto nel Nordest del Brasile, le problematiche sul biocombustibile sono molteplici. Ad esempio, è pratica diffusa bruciare i campi la notte prima della raccolta, per rendere meno dura la canna da tagliare, facendo sì però che gli incendi aumentino le emissioni di anidride carbonica. Oltreciò, secondo uno studio messo a punto dai ricercatori dell'Università di Stanford, sembra che i combustibili ad etanolo interferiscano con il livello di ozono, che risulta essere più elevato di quello provocato dalle auto a benzina.

Ma, come dice un altro studio condotto da Mark Z. Jacobson, scienziato climatico sempre della Stanford University, se la produzione di etanolo dovesse aumentare come combustibile pulito alternativo alla benzina, potrebbe far aumentare anzichè diminuire i casi di tumori polmonari. "L'etanolo viene promosso come combustibile pulito e rinnovabile per ridurre il riscaldamento e l'inquinamento atmosferico globale" ha detto l'autore dello studio “ma i nostri risultati indicano che un'alta miscela di etanolo comporta un rischio uguale o più grande per la salute che la benzina, che già è causa di danni di salute significativi".

 

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Giu 0712

La Virgin lancia il treno biodiesel

Pubblicato da Luciano Vecchi alle 03:54 in Energie alternative


La storia si ripete. Dopo la prima locomotiva, realizzata nel 1825 in Inghilterra ad opera di George Stephenson, ancora una volta, è in Inghilterra che si apre la nuova frontiera dei viaggi in ferrovia. Difatti, è partito venerdì scorso per il suo viaggio inaugurale dalla stazione di Euston a Londra ed è giunto a Llandudno, nel Galles settentrionale, Virgin Voyager, il primo treno che utilizza un 20 per cento di combustibile derivato da fonti sostenibili ed ecologiche quali l'olio di semi di ravizzone, di soia e di palma.

Il treno è della Virgin Train, società privata facente capo al patron di Virgin, il miliardario britannico Richard Branson, il quale è apparso entusiasta che sia il suo Paese a condurre il resto di Europa nello sviluppo di questo combustibile. A riguardo ha affermato: "Se questa prima applicazione del biodiesel sui treni avrà successo, e crediamo che lo avrà, convertiremo il nostro parco di locomotori Voyager all'uso di questo carburante. Ciò comporterà la riduzione delle emissioni di Co2 del 14%. In questa fase, stiamo usando il 20% di biodiesel miscelato al gasolio tradizionale, ma in futuro vogliamo arrivare al 100%".

Il motore della locomotiva e' stato modificato per funzionare con il carburante ecologico ed ora la Virgin Train vuole ripetere l'esperimento con altri suoi convogli prima di convertire completamente l'intera flotta.

Il treno fara' una serie di viaggi sperimentali sugli itinerari della Virgin attraverso la Gran Bretagna nei prossimi sei mesi.

Si ritiene che l'impatto ambientale del nuovo motore equivalga a togliere dalle strade 23.000 automobili.

All'inaugurazione era presente anche il futuro premier britannico ed attuale ministro dell'Economia Gordon Brown (nella foto sopra con Richard Branson), il quale si auspica che il suo Paese sia tra i leader globali nello sviluppo e nell'utilizzo di carburante ecologico.

Immagine in cima al post tratta da Scientific american.com

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