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Ott 0815

Fao: un allarme globale

Pubblicato da Luciano Vecchi alle 00:01 in Ambiente, Effetto serra, Epidemie, Il nostro domani, salute


Domani 16 ottobre si celebra in tutto il mondo la Giornata mondiale dell'alimentazione, dedicata quest'anno al rapporto tra cambiamenti climatici e bionergie. Una minaccia reale portatrice di fame, nuove epidemie e costi sempre più elevati per i governi del mondo.

Un aumento drastico di fame e povertà che ha visto i poveri del mondo aumentare di 100 milioni dall'inizio dell'anno. La maggior parte di loro vive in aree rurali, e l'agricoltura è la loro principale fonte di reddito. Ma sono proprio loro ad essere stati i più colpiti dalla terribile crisi dei prezzi dei generi alimentari, dai cambiamenti climatici, dai disastri naturali che hanno comportato, dai cattivi raccolti o dal modificarsi della destinazione di certi prodotti agricoli, come avviene per i biocarburanti.

Sono queste le grandi preoccupazioni che affliggono gli esperti dell'Oms, della Fao e dell'Agenzia europea per la sicurezza alimentare .

Jacques Diouf, direttore generale della Fao, lancia l'allarme sui biocombustibili, in quanto aggravano la crisi alimentare. Allo stato attuale, spiega Diouf, "le politiche di sostegno al settore dei biocarburanti tendono a favorire i produttori di alcuni paesi sviluppati rispetto ai produttori della maggior parte dei paesi in via di sviluppo".Per far si che quest'ultimi possano trarre vantaggio dalla domanda globale, bisognerebbe abolire i sussidi attualmente dati  all'agricoltura ed alla produzione di biocarburanti... La produzione di biocarburanti è una questione importante: si prevede in aumento da 11 miliardi di litri nel 2007 a circa 24 miliardi di litri entro il 2017. Questa crescita significa che più cereali, semi oleosi e canna da zucchero saranno usati per fare biocarburanti

Il prezzo di riso, mais e grano sta raggiungendo livelli record. Per 982 milioni di persone che vivono nella morsa della fame, la situazione è disperata.

Basti pensare che come risultato diretto di questa crisi alimentare globale, il costo dell'importazione di prodotti alimentari nei paesi poveri è aumentato al 25 per cento e rischia di peggiorare. La situazione è grave, e lo spettro della crisi alimentare potrebbe andare ad influire negativamente sulla questione internazionale, destabilizzando l'intera pianeta.

Fonte: www.redorbit.com
Immagine: psdblog.worldbank.org

Ott 08 9

La febbre del Nilo occidentale

Pubblicato da Luciano Vecchi alle 11:36 in Epidemie, salute


I flussi migratori e i cambiamenti climatici: caldo, freddo, piogge prolungate, effetto serra...  stanno determinando nuovi tipi di malattie, alcune delle quali possono arrecare gravi danni alle persone. Nessun allarmismo, s'intende, specie quando profilassi e sorveglianza fanno la loro parte.

La "febbre del Nilo occidentale" è un nuovo tipo di malattia tropicale apparsa in Italia.

Un caso, il primo nel nostro Paese, si è manifestato a Medicina, vicino Bologna, dove una donna di 80 anni è stata colpita dalla "febbre del Nilo occidentale ", un'altra delle malattie virali trasmessa dalle zanzare, le quali pungono prima gli animali infetti, o uccelli o cavalli, e poi l'uomo.

Il caso è stato confermato dall'Istituto Superiore di Sanità. A quanto sembra l'anziana donna era stata ricoverata per una sorta di meningite: i sintomi infatti possono essere febbre, cefalea, diarrea, macchie sulla pelle, disturbi oculari sino a meningite.

La malattia solitamente ha un andamento benigno, dice Walter Pasini del Centro Oms travel medicine, tuttavia nel 10, 15 per cento dei casi può dare una encefalite o una menigo-encefalite, quindi assumere delle caratteristiche di gravità.

Nel mentre, per precauzione, tutto il territorio di Ferrara è stato messo sotto osservazione. E' stato inoltre segnalato il rinvenimento di 13 cavalli infetti. Profilassi e sorveglianza sono stati già allargati anche alle campagne di Bologna, Modena e Ravenna.

Fonte: TG uno e siti linkati

Immagini: vdacs.virginia.gov - lapublichealth.org

Allarme in Venezuela nell'inaccessibile Delta del fiume Orinoco, dove vive la comunità indigena dei Warao.

Ebbene, questo popolo di indios, circa ventimila, compreso anche un piccolo numero che vive sulle sponde della Guyana e del Suriname, già colpito duramente dalla tubercolosi, è ora alle prese con una strana epidemia, simile alla rabbia che ha già causato 38 morti. Secondo il ministero della Sanità venezuelano a diffonderla sarebbe il morso dei pipistrelli. Una prima misura per circoscrivere l'epidemia è stata la distribuzione di zanzariere, come misura preventiva, anche se non è stata ancora dimostrato che siano proprio i pipistrelli a diffondere la malattia. Purtroppo, l'inesistenza o quasi di strutture mediche, e le difficoltà di raggiungere il luogo (che comprende un nutrito numero di piccole isole nel Delta) impediscono un emergenza regolare.

Alcuni esperti di un laboratorio dell'Universita' di Berkeley, in California, hanno analizzato i sintomi lamentati dalle vittime, rilevandone l'assoluta somiglianza: tutte mostravano "febbre alta, dolori articolari, formicolio ai piedi e una progressiva paralisi": fenomeni che a parere degli esperti sono compatibili con l'idrofobia.

Ago 08 9

Il Chikungunya fa capolino in Italia

Pubblicato da Luciano Vecchi alle 15:20 in Clima, Epidemie, salute


In un mondo globalizzato a volte basta un solo viaggio in uno dei tanti luoghi esotici che tanto ammaliano il turista occidentale, per stravolgere in un istante la propria vita e quella della comunità in cui si vive.

E' quello accaduto ad uno straniero che vive a Bologna, che 24 ore dopo il suo ritorno dalle vacanze ha accusato febbre alta, dolori articolari, malessere diffuso. Rivolgendosi quindi al suo medico l'uomo è risultato affetto da Chikungunya, la malattia tipica delle zone tropicali. L'uomo, proveniente dallo Sry Lanka, il paese in cui è nato, aveva passato la notte a casa del figlio che era andato a prenderlo in aeroporto. Il giorno dopo ha avvertito i primi sintomi della febbre virale, per cui si è rivolto al proprio medico e poi all'ospedale Maggiore. Fortunatamente Fernando, questo è il nome del cingalese, ora è fuori pericolo, non ha più la febbre nè dolori articolari, anche se dovrà rimanere in isolamento per qualche giorno in una stanza singola del reparto di Medicina d’Urgenza del Maggiore.

Anche lo scorso anno vi sono stati dei casi di trasmissione del virus Chikungunya nella Provincia di Ravenna.

Per saperne di più su questa vicenda: emilia.netIl Resto del Carlino.

Sono oltre 700 milionii i viaggiatori che si spostano ogni anno sul pianeta, anche verso Paesi in via di sviluppo che in passato erano mete poco battute, e che hanno un rischio significativo di ammalarsi e di diventare un veicolo di infezione una volta tornati a casa. Fondamentale dunque, prima di mettersi in viaggio, adottare le opportune precauzioni, a partire da vaccinazioni e profilassi.

Non è dunque per niente peregrina l'ipotesi che questo genere di malattia, proprio grazie al mutamento del clima, possa diffondersi nel nostro continente. Secondo il Cepcm (Centro europeo per la prevenzione delle malattie e di controllo) i cambiamenti climatici e le conseguenziali alterazioni ambientali danno modo alle zanzare tigre asiatiche (Aedes albopictus) e ad altri insetti e animali di prosperare in Europa, minacciando i residenti.

Per saperne di più su questo rapporto: dailyherald.com/

Immagine: www.leplacide.com 


 

Lug 08 2

Emergency: la pappa di Parma

Pubblicato da Luciano Vecchi alle 00:27 in esperimenti, salute


L'ospedale di Emergency si trova nella periferia orientale di Freetown sin dal 2001 da quando è finita la guerra civile. Oggi, nel dopo conflitto, è l'unico centro chirurgico della Sierra Leone che funziona 24 ore su 24 tre giorni alla settimana (l'unico nel Paese), dove viene offerta assistenza sanitaria gratuita.

L'emergenza malnutrizione in Sierra Leone è un fatto atavico, ma ora con l'incremento sui mercati internazionali del prezzo del riso e di cereali, la fame globale ha colpito duramente un paese già in ginocchio: diversi indicatori mostrano che nelle aree urbane del Paese i gruppi più vulnerabile della popolazione ne stanno già soffrendo. I poveri, riducendo il numero dei pasti, mangiano di meno, con gravi ripercussione sulla salute. Ad essere più colpiti sono donne e bambini, soprattutto in quelle aree dove la guerra ha distrutto tante famiglie e i bambini vivono da soli, senza parenti, in balia di un destino crudele. Poi malattie endemiche come la malaria colpiscono più facilmente i corpi indeboliti dalla malnutrizione. 

All'ospedale di Emergency, il sesto dalla sua nascita, tra i ricoverati, molti sono bambini stremati dalla malnutrizione. Alcuni di loro sono destinati ad un esperimento in corso da giugno nell'ospedale, una collaborazione tra Emergency e l'Università di Parma.

Si tratta di un nuovo prodotto, un cibo terapeutico che qui tutti chiamano la  "pappa di Parma". Il suo sapore è gradevole e piace molto ai bambini. E' un alimento ad alto contenuto energetico, arricchito con vitamina e sali minerali, secondo una griglia stabilita dall'Oms.

Nella "pappa di Parma" sono di fondamentale importanza:

  • il fatto che non deve essere diluito in acqua, visto che in Sierra Leone l'acqua è poca e spesso è contaminata e questo riduce il rischio per le madri di contaminare il cibo che debbono dare ai loro bambini.
  • e che non deve essere conservato in frigorifero, poichè è in grado di resistere ad alte temperature.

Oltreciò, questa formula studiata da nutrizionisti e medici, ha anche un risvolto etico. La malnutrizione in Africa sta diventando una nuova occasione di profitto per le grandi multinazionali e prodotti analoghi rischiano col far dipendere il continente dalle importazioni. La "pappa di Parma", invece è producibile in loco, semplicemente con comuni utensili da cucina, senza macchinari industriali e viene distribuita in una confenzione casalinga.

L'esperimento, non risolverà certo il problema della fame, ma è una speranza in più da coltivare in un Paese che avverte profondamente il problema della nutrizione. Un paese la Sierra Leone, come tanti paesi africani, che dovrebbe imparare a camminare con le sue gambe, e liberarsi dalle pesanti importazioni,  sfruttando la propria ricchezza fatta di pesca e diamanti.

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Fonte: da Agenda del mondo Rai

Immagine: stefanobattain.splinder.com
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