Notizie da un pianeta malato
Spazzolini da denti, bottiglie, accendini, siringhe, guanti, posaceneri, attrezzi giapponesi per allevare le ostriche, buste cinesi, cotton fioc, ombrelli indiani... i rifiuti sintetici di mezzo mondo, trasportati dal North Pacific Subtropical Gyre (l'enorme massa di aria calda formatasi all'Equatore che discende lenta a spirale in senso orario), convogliano tutti in una zona di calma piatta, formando la spaventosa Great Pacific Garbage Patch (l'isola di plastica), dove vi restano finchè non sopraggiunge una tempesta a smuovere le acque e allora i rifiuti vagano nell'oceano, arrivando sulle coste delle Hawaii, dove anche se si ripuliscono le spiagge, la plastica continua ad arrivare.
Non si finisce mai.
Gli hawaiani sono preoccupati: il 90 per cento delle tartarughe marine si ciba dei detriti giunti sulle spiagge. Nella carcassa di un albatros è finito perfino un accendisigari da casa. Si racconta che nel 1990, dalla nave Hansa Vettore, siano finite in mare 80 mila paia di Nike che dopo 3 anni sono state ritrovate sulle coste della British Columbia, Oregon, Washington e Hawaii.
Il capitano Charles Moore, l'uomo che nell'agosto del 1997 scoprì l'isola di plastica, stima che l'80% dei rifiuti proviene da terra e il 20% dalle navi in mare.
A bordo del suo catamarano con lo scafo di alluminio Alguita, e seguendo una rotta in una parte dell'Oceano Pacifico vasta quanto l'Africa (10 milioni di miglia quadrate), ma di solito evitata dai pescatori per la scarsa presenza di vita marina, Moore si è imbattuto per caso con il gigantesco minestrone di plastica. Per un'intera settimana ha incontrato solo detriti di plastica: sembrava vi si potesse camminare sopra per quanto la superficie era diventata uniforme. Ma non era così!
A causa della stabilità di questo lento vortice il Great Pacific Ocean Garbage Patch funge da accumulatore dei residui della civilizzazione, aumentati di 10 volte in pochi anni. Qualunque cosa galleggi, non importa da quale parte dell' oceano provenga, dopo un lento peregrinare nelle acque per una dozzina e più di anni... conclude qui il suo viaggio.
Il problema è molto serio: la plastica sta diventando una emergenza planetaria.
I pezzi di plastica sono come spugne, assorbono i rifiuti tossici che finiscono nell'oceano. Il problema sta nel fatto che la maggior parte dei detriti marini sono biodegradabili, la plastica, al contrario, si disintegra nel mare in piccolissimi frammenti, alcuni dei quali raggiungono le dimensioni di singole molecole che finiscono inevitabilmente nello stomaco dei pesci e conseguentemente nella catena alimentare.
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Fonte d'ispirazione: mindfully.org - orionmagazine.org
Immagini: amomentarylull.net - static.howstuffworks.com
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A me interessa la tua idea e se mi mandi la mail provvederò a diffonderla e a contribuire alla realizzazione. Fa sempre piacere vedere gente che "spreca" tempo e denaro per progetti che tutti dovremmo condividere e considerare prioritari, ma che molti preferiscono dimenticare. Il mio nome è Monica perroquet35@hotmail.it
stò girando per proporre!!!
La mia proposta è di atrezzare una nave baleniera con reti adatte a pescare la plastica che si è accumulata,montare un semplicissimo imianto di triturazione ,udite udite...produrre direttamente in loco delle piattaforme galleggianti da mettere ai poli per salvare gli orsi e tenere la superfice del mare ferma in modo che possa ricominciare il processo di congelamento del acqua salata.
Spero che a qualcuno interessi questa idea e che la porti avanti...è un businnes perfetto,ecologico e moralmente giusto.Bruno Corriani
Agghiacciante!
Per non turbare i lettori di questo bel blog, ho lanciato un appello decisamente crudo sul blog, chi ha lo stomaco lo può trovare qui:
Il rimedio c'è con la plastica biodegradabile, segnalo www.quibio.it
alle 10:38
Bru
bcorriani@libero.it,purtroppo però posso lavorare poco su un progetto di questo genere.Il fatto è che un intervento di questo genere si può riassumenre un alcune svariate milionate di euro.I fondi non ci sono ne la volontà di mettere in salvo le speci viventi nel antartico.
Eppure la vedo come una cosa positiva ,facilissima e di grande impatto mediatico,.Se il proprietario della wirgin invece che andsare nello spazio facesse una operazione così forse sarebbe più pubblicizzato.