Notizie da un pianeta malato
Se le previsioni alquanto apocalittiche degli esperti dovessero avverarsi, il global warming, fenomeno per cui l'atmosfera del pianeta tende a riscaldarsi a causa dell'aumento delle emissioni di anidride carbonica (CO2), idrocarburi, ossidi di azoto e altri gas serra, potrebbe costare molto caro all'Europa fra 70 anni.
Con temperature molto al di sopra della media, il sud del vecchio continente, potrebbe riportarne conseguenze disastrose per via di siccità, gran caldo, inondazioni e colture depresse. Mentre invece le regioni del Nord, potrebbero beneficiare di un clima più mite e un lavoro agricolo più redditizio.
Questo è quanto emerge da uno studio elaborato dalla Commissione europea, tracciandone anche un profilo finanziario.
Le possibili conseguenze per l'Europa, secondo il rapporto, investono un po' ogni settore e andrebbero a colpire in particolare le aree meridionali del continente, con l'Italia in prima fila.
Nel Mediterraneo la temperatura potrebbe salire di 2, 3 gradi centigradi mentre le precipitazioni andrebbero a diminuire del 20, 30 per cento.
Turismo e agricoltura sarebbero i più colpiti e la scarsità d'acqua potrebbe riflettersi anche sull'approvviggionamento delle grandi città.
Entro il 2071, sostiene il rapporto, con una temperatura di 3 gradi centigradi in più i costi del disastro ammonterebbero a 5,9 miliardi di euro, mentre invece entro il 2020 con 2,2 gradi centigradi in più di temperatura i costi toccherebbero i 4,4 milardi di euro.
Secondo un rapporto delle Nazioni Unite, sono circa 110 i Paesi affetti da desertificazione.
La desertificazione è definita dal modo in cui l’impatto umano può produrre condizioni simili al deserto nelle aree non naturali. S'intende cioè la diminuzione o la scomparsa della produttività e complessità biologica o economica delle terre coltivate, sia irrigate che non, imputabili in parte alle attività umane e alle sue modalità di insediamento, tra i quali l'erosione costiera, idrica... Sarebbero colpite o a rischio di desertificazione il 70% delle terre aride coltivabili, pari a circa il 30% del totale delle terre emerse.
Se il problema è particolarmente grave in Africa e nei Paesi in via di sviluppo di Asia, America Latina e Caraibi, le Nazioni Unite indicano che anche Stati Uniti, Australia, Europa meridionale e orientale sono direttamente interessati al fenomeno.
In Europa, la desertificazione avanza in Italia, Grecia, Portogallo e Spagna... nazioni cui toccherebbe la situazione peggiore, dice il rapporto, e che potrebbero patire molto "siccità, riduzione della fertilità del suolo, incendi e altri fattori dovuti al cambiamento di clima".
E le vittime, aumenterebbero di conseguenza!
Proprio un bel quadro, quasi rassenerante, non c'è che dire!
Se accettiamo il global worming dobbiamo tenere in considerazione anke l'aumento dei liveli dei mari ke riducono le terre emerse e costringono da un lato una popolazione (eccessiva) a migrare al nord riducendo lo spazio x l'agricolutra e dall'altro la spinge in zone ke oggi kiamiamo svantaggiate come colline e montagne.
Quindi..cosa aspettiamo x una politica delle immigrazioni e delle nascite? Ovviamente le 2 cose sono intimamente legate: non possiamo pensare di accogliere tutti e limitare le nascite o viceversa, le 2 cose devono coesistere.
saluti
alle 18:13
L.V.
I problemi che sono a monte del global warming potevano essere risolti già dagli anni passati ma la "stupidità umana" nonche "l'avidità" del consumismo sfrenato hanno fatto crollare le possibili speranze.
Bisognerebbe che i politici di ogni paese del mondo, capissero la gravità della situazione e smettessero di pensare alla sola sopravvivenza, quando si sa, ormai da tempo, che il petrolio e il gas sono destinati a finire e che l'ora delle rinnovabili è improcastinabile, anche se dietro l'angolo c'è sempre lo spettro del nucleare... che potrebbe dare una gran mano nel ripulire l'atmosfera
Grazie del commento vil e Luca. Buon avvio d'anno!
;-P